lunedì 7 novembre 2011

10 consigli utili per giudicare un ristorante o una trattoria

Quello che mi chiedono tutti, quando scoprono che ho passato 6 anni della mia vita a lavorare nel migliore ristorante d'Italia, è sempre la stessa cosa: come sono "quelli" della guida Michelin?
Se fosse solo per "quelli" della Michelin il lavoro della sala e della cucina non subirebbe grossi stravolgimenti, si mantiene solitamente la tensione alta ma con un atteggiamento "rilassato" perché, tendenzialmente, gli ispettori della Michelin (come quelli delle altre note guide gastronomiche) si conoscono tutti. Si sa come prenderli e per gli addetti ai lavori è "semplice" poter soddisfare le loro esigenze. Chi, invece, fa preoccupare molto le due brigate sono i BLOGGER, gli avventurieri della cucina, gli arditi dal giudizio facile, quelli che si divertono a smontare tutto e tutti dall'alto di una presunta autorita autoreferenziata. Sono i peggiori. Si presentano con il classico atteggiamento di chi è li solo per giudicare e ricercare il difetto a tutti i costi.
Certo, direte voi, un ristorante quotato deve saper affrontare anche il cliente più esigente; e su questo vi do ragione, ma se dopo una serata impeccabile il BLOGGER scrive una pessima recensione questo, a mio parere, è un comportamento molto grave, in quando denota scarsa obiettività.
Infatti, è proprio la obiettività a mancare nelle recensioni che leggo e sento, la obiettività nel giudicare un ristorante a 360° e non solo dalla "pappa" che sa offrire. Per questi e molti altri motivi ho voluto buttar giù 10 consigli utili che sono un riassunto veloce di quali siano alcune delle più importanti variabili da considerare per giudicare al meglio un ristorante o una trattoria.


1.    Se il ristorante consente di prenotare in orari precisi vuol dire che non è una bettola. Vi consiglio sempre di prenotare il tavolo, se vi è possibile, ciò consente al ristoratore di organizzare la sala

2.    Se quando arrivate, preferibilmente nell'orario indicato all'atto della prenotazione, il vostro tavolo non è pronto questa è una gravissima mancanza del ristoratore

3.    La cordialità e l'empatia del personale di sala è una variabile importantissima sin dal primo momento in cui si mette piede nel locale. Non c'è di peggio che entrare e non vedere nessuno ad accoglierti.

4.    Una volta al tavolo se vi viene proposto un aperitivo e un piccolo entrée sapete già che il locale è di buon livello (o aspira ad esserlo), se non vi viene proposto nulla non è da considerarla una mancanza grave perché può essere una scelta del ristoratore

5.    Il menù di un buon ristorante deve essere comprensibile, non troppo lungo, non troppo ricco di paroloni o descrizioni inutili, vario nei sapori e con ingredienti di stagione; se in esso trovate anche un percorso preconfazionato (ad esempio un menù degustazione) prendetelo, vi consentirà di tastare il polso della cucina. Mentre la carta dei vini, semplicemente, più lunga è e meglio è.

6.    Controllate sempre se il personale di sala sia gestito da un maitre o qualcuno che abbia il controllo della situazione, in caso contrario aspettatevi ritardi e imbarazzanti mancanze.

7.    E' quasi inutile dirlo ma un ristorante può definirsi tale se e solo se, tra il momento dell'ordinazione e il servizio della prima portata ordinata, non passano più di 13 minuti.

8.    Che siano priatti semplici o che siano complessi l'importante è che siano oggettivamente belli da vedere e buoni da mangiare, su queste 2 variabili si pesa il talento dello chef di cucina.

9.   Il pane non deve mai mancare in tavola e possibilmente fresco. Il pane vecchio lo diamo ai polli.

10. Il ristoratore e lo Chef di cucina devono venire a salutare gli ospiti in sala durante o alla fine del servizio per concedersi a complimenti o critiche, questo è fondamentale per poter fidelizzare la clientela 




domenica 6 novembre 2011

Dal salato al dolce...un balzo nella Pasticceria e Caffetteria Celso di Padova

Diciamo la verità: chi saprebbe dire di no a un mignon alla fine di ogni pasto? E' piccolo, innocuo eppure sa quietare quella voglia irrefrenabile di dolce che, puntualmente, si presenta alla fine di ogni pranzo o cena.
Se dobbiamo parlare di mignon, a Padova ci sono poche pasticcerie che li sanno fare veramente bene. La pasticceria Celso è, a mio avviso, la migliore. Entrando nella loro Pasticceria e Caffetteria in Via F. D'Acquapendente, 35 si possono ammirare in bella mostra mignon di tutti i tipi, colori e gusti.
Dai mignon tradizionali o da quelli esotici si passa facilissimamente a qualcosa di più sostanzioso. Parliamo delle torte che sono strepitose. Torte che rivisitano la tradizione e torte completamente nuove negli accostamenti dei sapori e moderne nella presentazione. Tutto ciò denota una grande maestria che consente loro di soddisfare i gusti dei più nostalgici ma anche dei più esigenti.
Celso è una di quelle rare pasticcerie che da oltre 40 anni sforna prodotti dolciari di qualità e che nel tempo ha saputo aggiornare le tecniche di lavorazione proponendo prodotti e soluzioni all'avanguardia.
Ma tutto ciò ora non basta più. Non basta saper fare delle buone torte o dei buoni mignon. Ora vanno di moda le Wedding Cake (torte da matrimoni) con mille colori e dai decori infiniti e preziosi, che, ovviamente, la pasticceria Celso riesce a creare egregiamente posizionandosi al top per complessità realizzativa, design e qualità degli ingredienti utilizzati.

Non ci resta che farci un salto, o un balzo, magari bevendo un buon caffè prima di avventurarsi nella dolce scelta.


Wedding cake appositamente creata in tinta con le tovaglie e i tessuti decorativi




mercoledì 2 novembre 2011

Azienda Cantarutti Alfieri nel cuore del Friuli e della tradizione

Che grande esperienza. Adoro quando la compagnia si riunisce e in allegria si visitano posti, si assaggiano prodotti e si provano sensazioni nuove. E' stato questo il caso dell'Azienda Cantarutti Alfieri che, come dice già il nome, è un'azienda Fiera della propria produzione vinicola che sa intrecciare molto bene tradizione e modernità.
Partiamo, come al solito, un po' in ritardo nella tabella di marcia che, vuoi per le strade sconosciute, vuoi perchè il navigatore si pianta, ci vede giungere in azienda con quasi un'ora di ritardo. La Sig.ra Cantarutti, da buona friulana DOC, non ci risparmia una bella ramanzina. Incassiamo il colpo, da buoni scolaretti, e ci accingiamo ad ascoltare parole che profumano di botte e di passione risonanti all'interno della grande cantina. Il marito, grande lavoratore dalle poche parole ma dai tanti fatti, ci segue e disponibile risponde a qualche nostra puntuale domanda. Il tour termina in una stanza munita di camino e riccamente preparata per accogliere il nostro folto gruppo di amatori del buon vino.
Non starò qui a raccontarvi di ogni singola bottiglia aperta e delle sensazioni al palato che ogni singolo sorso mi ha trasmesso perché vi annoierei sicuramente. Vi basti sapere che quest'azienda mi ha molto colpito, usa tecniche innovative e sperimenta soluzioni molto "fredde" nella lavorazione dell'uva e il risultato è molto interessante.
Le sensazioni più positive mi sono state trasmesse dai bianchi, in primis il Ribolla Gialla e il Sauvignon.
Le loro caratteristiche sono facilmente consultabili sul sito http://www.cantaruttialfieri.it/schede-vini/vini-d-o-c-colli-orientali-del-friuli/linea-tradizionale-vini-bianchi/canto.
I rossi, invece, non hanno incontrato il mio gusto perché troppo strutturati e persistenti.
Degno di nota è l'impegno dell'azienda anche nella produzione di bollicine spumante che, ahimè, non abbiamo potuto degustare per motivi di tempo, ma che, viste le premesse, la qualità non dovrebbe mancare.

Sarà per la prossima volta.